In cooperation with Regione Siciliana and Fondazione G. Whitaker    
Missione Archeologica a Mozia
Season 2010
RAPPORTO PRELIMINARE SULLA XXX CAMPAGNA (2010) DI SCAVI, PROSPEZIONI E RESTAURI NELL'ISOLA DI SAN PANTALEO, ANTICA MOZIA (TRAPANI) DELL'UNIVERSITÀ DI ROMA "LA SAPIENZA"

Lorenzo Nigro
Università di Roma "La Sapienza"


1. Premessa
La XXX campagna (2010) di scavi e restauri nell'Isola di Mozia da parte dell'Università di Roma "La Sapienza" si è svolta dal 16 agosto al 25 settembre 2010, come di consueto, in stretta collaborazione con la Soprintendenza BB.CC.AA. di Trapani1 e grazie alla generosa ospitalità della Fondazione G. Whitaker2. I lavori, condotti in quattro diverse Zone dell'isola: la Zona C - Kothon, Tempio del Kothon e Temenos Circolare (§ 2); la Zona B, pendici orientali dell'Acropoli (§ 3); la Zona D, pendici occidentali dell'Acropoli (§ 4); la Zona Tofet, il Santuario del Tofet (§ 5); sono stati finanziati dall'Università di Roma "La Sapienza"3 e hanno visto la partecipazione di numerosi studenti4, oltre agli operai locali5. La missione si è, inoltre, avvalsa della preziosa collaborazione dei colleghi fisici e geologi dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia6, per le prospezioni sottosuperficiale nella Zona C e nella Zona Tofet. I risultati degli scavi hanno offerto nuovi importanti spunti all'interpretazione storico-archeologica di Mozia e del Mediterraneo nel I millennio a.C., mentre i lavori di restauro e riabilitazione hanno offerto al pubblico i monumenti scoperti dalla Missione della Sapienza (in particolare il Tempio del Kothon e il Tofet). I risultati più significativi sono stati: l'approfondimento dello scavo all'interno del Temenos Circolare (una struttura spessa tra 1,4 e 0,7 m, lunga circa 300 m con un diametro di 118 m e un alzato conservato di più di 1,2 m) con la scoperta di due scarabei di pregiata fattura e il ritrovamento di resti umani (mandibole), negli strati di obliterazione del recinto sacro; l'esplorazione dello spazio antistante la Porta Sud, la conseguente sequenza stratigrafica e architettonica tra le mura, il Temenos e le più antiche strutture dell'originario stanziamento fenicio; la scoperta di un'iscrizione greca con una dedica votiva a testimonianza della destinazione sacra dell'area; l'identificazione di un'area di culto anche ad ovest del Kothon (Edificio C7); il completamento dello scavo del Tempio del Kothon con un'ulteriore installazione di culto del primo Tempio (C5); l'ampliamento significativo della porzione di abitato scavata lungo la grande arteria est-ovest esposta nella Zona B (pendici orientali dell'acropoli); la definizione degli spazi a sud del Tofet, tra il Santuario e la città infine, lo scavo di un'ulteriore porzione della "Casa del corno di Tritone" nella Zona D (pendici occidentali dell'acropoli).

2. Il Tempio del Kothon e il Temenos Circolare

I lavori nella Zona C, l'area del Kothon, sono stati condotti in cinque diversi settori tre dei quali localizzati lungo il perimetro del grande Temenos Circolare di circa 118 m di diametro rispettivamente a nord-est e a nord del Tempio del Kothon (Settore C Nord); a sud davanti alla Porta Sud (Settore C Sud); a ovest del Kothon (Settore C Ovest). Sono continuate le ricerche ai margini del Quartiere di Porta Sud e tra questo e il lato meridionale del bacino artificiale (Settore C Sud-Ovest). Inoltre, è stata liberata una vasta area a sud-ovest del Kothon, aprendo un saggio di scavo in un'area a ridosso della grande torre situata nell'angolo sud-ovest della città precedentemente inesplorata. Sono, infine, proseguite le indagini nel Tempio del Kothon (Settore C Est - Tempio), contestualmente con il completo restauro conservativo del monumento.

Tempio del Kothon
I lavori al Tempio del Kothon si sono concentrati in tre diversi punti lungo il perimetro del Tempio C2, vale a dire la ricostruzione più recente dell'edificio sacro, comprensiva dell'ala est con il monumentale portale orientale, distrutta da Dionigi di Siracusa nel 397 a.C. In particolare, è stato completato lo scavo all'esterno dell'edificio: nell'angolo nord-est, dove sono stati rinvenuti nel deposito D.4015 alcuni oggetti metallici con un astragalo, una moneta e frammenti di corallo; nell'angolo sud-est, dove oltre al ritrovamento di quattro reperti di metalli diversi (piombo, bronzo e ferro) in associazione, si segnala l'identificazione di un ulteriore deposito (D.4004), sempre nei pressi della grande lastra L.2162, e, infine, nell'angolo sud-ovest, dove sono stati identificati i resti dei blocchi divelti del muro di facciata sud del Tempio, oltre ancora ad una serie di monete e una pietra scolpita con un simbolo di Baal sempre pertinenti al luogo di culto. Un sondaggio stratigrafico ("M") è stato, inoltre, aperto nel punto di congiunzione tra la fondazione a grandi blocchi del Tempio C1 (M.697) e quella a piccoli blocchetti posti di traverso al muro e pietre dell'ala est del Tempio C2 (M.997), identificando la fossa di fondazione di quest'ultimo, colmata con frammenti ceramici (prevalentemente anforacei), tra in quali un coccio iscritto in punico (NTK) e un grande frammento di un cratere a figure rosse databile tra 470 e 460 a.C. Al di sotto, nello stesso Sondaggio M, è stata esposta una base cultuale (L.4005), pertinente al Tempio C5, con conchiglie disposte all'intorno e un deposito di ossa animali a breve distanza. Un ulteriore riempimento (US.4018) e un piano ancora inferiore (L.4022), ancora con offerta di ossa animali, hanno confermato la frequentazione e l'impiego cultuale dell'area sin dalla prima metà dell'VIII secolo a.C.

Il Temenos Circolare a nord e a nord-est
I lavori lungo il Temenos Circolare sono stati finalizzati ad una più completa esposizione di questa imponente struttura nei tratti dove sinora era stata solamente tracciata o più semplicemente individuata con le prospezioni geomagnetiche. Inoltre, nel settore subito a nord del Tempio si è continuato lo scavo degli accumuli degli strati addossati al muro all'interno, in particolare la grande gettata di argilla marnosa verdastra e il sottostante strato di argilla e cenere. Quest'ultimo ha restituito, nel quadrato CqVIII16, circa 20 m a nord del tempio (in corrispondenza del punto più orientale della circonferenza), da quello che sembra essere stato in origine un deposito formato da due lucerne spezzate, un ciottolo-segnacolo oblungo, una mandibola umana e uno scarabeo in diaspro verde scuro con incise le figure - di alta qualità sfragistica - di un toro passante e di un leone che lo assale alle terga. Poco più a nord nel grande saggio del Sacello C4/C6, si %egrave completata la messa in luce di questo edificio di culto, lavorando in particolare alle spalle della nicchia. L'edificio, rivolto a sud, è stato interpretato come un sacello dedicato ad Astarte. Nello spazio antistante la cella, tra le due ante si è anche scavato il tappo della favissa F.2767, e si è effettuato un sondaggio in profondità (metà sud di CpVIII13) raggiungendo gli strati della prima fase d'occupazione dell'area sacra nell'VIII secolo a.C. Nel punto più settentrionale del Temenos è stata completata l'esposizione dell'intera circonferenza del recinto sacro scavando tre quadrati (CgVIII6 + ChVIII7 + CiVIII8) nei quali il muro circolare presenta uno spessore regolare di 0,8 m. Tra i blocchi strappati dal muro in CgVIII6 è stato individuato un capitello dorico frammentario, proveniente da un edificio che doveva trovarsi a breve distanza. Più ad est è stata individuata una struttura con un blocco e alcune lastre addossate al lato interno del recinto sacro, forse un segnacolo o un'installazione cultuale, la cui esatta funzione deve essere ancora chiarita.

Il Temenos Circolare a ovest e il Santuario C7
Nel Settore C Ovest si è lavorato in due comparti: nell'angolo del Temenos Circolare, dove questo devia verso sud-est, e più a sud, dove è stata individuata un'ampia struttura rettangolare (denominata Edificio C7) con un'area deposizionale la cui estensione non è stata per il momento fissata con precisione. In corrispondenza dell'angolo del Temenos si è proceduto rimuovendo gli strati delle colmate argillose all'interno del recinto ed esponendo la faccia del muro fino ad un piano sabbioso, circa 1,1 m sotto la sommità della struttura (nell'angolo tra il muro circolare e quello trasversale orientato a sud-est è stato messo in luce un blocchetto con un foro al centro di circa 0,14 m). Nel riempimento di argilla cinerosa (che si alterna alle gettate di argilla marnosa verdastra) è stata rinvenuta una mandibola umana, analoga a quella trovata a più di 100 m di distanza nello stesso tipo di riempimento all'interno del tratto orientale del Temenos. A circa 10 m a sud-ovest del tratto divergente del Temenos, è stata portata alla luce la porzione meridionale di un edificio (C7) con una corte rettangolare, caratterizzata dalla presenza di una grande lastra piatta addossata ad un blocco posto di taglio, attorno alla quale sono stati rinvenuti diversi resti (anello metallico, vasetti interi). Sul lato sud e ovest della corte erano dei vani, mentre su quello orientale si trovavano una serie di blocchi e lastre digradanti verso est. Un'area deposizionale è stata individuata poco a nord del limite est dell'Edificio C7, fiancheggiata a nord e a sud da una serie di grossi blocchi. Le offerte, ancora non scavate per la maggior parte, in attesa della necessaria estensione dello scavo, consistevano in resti animali (principalmente ossa lunghe e mandibole), disposti assieme a ceramica e altri oggetti (conchiglie, oggetti metallici) attorno a ciottoli segnacoli, piccoli cippi o stele, ovvero delimitate da circoli di piccole pietre. Una deposizione ha restituito uno scarabeo egittizzante in feldspato, sul quale è inciso un pilastro djed, sormontato da una tripla corona hemhem e da un sole alato fiancheggiato da due urei. La scoperta di questi resti sembra suggerire che anche l'Edificio C7 avesse una destinazione religiosa.

Il Temenos Circolare davanti alla Porta Sud e la sequenza stratigrafica delle strutture
Gli scavi nel Settore C Sud sono stati incentrati nella indagine sistematica del muro curvilineo nel tratto corrispondente alla Porta Sud, nonché nel proseguimento della messa in luce del Temenos Circolare verso nord-est e in profondità, fino alle fondazioni della struttura, che, in questo tratto, supera 1,5 m di alzato conservato. Lo scavo stratigrafico del muro curvilineo prospiciente il varco della Porta Sud ha chiarito come i resti attualmente visibili (che seguono un arco di cerchio leggermente divergente rispetto alla circonferenza originaria del Temenos Circolare) siano in effetti pertinenti ad una recinzione effettuata dopo la distruzione dionigiana, durante i lavori di obliterazione dell'area sacra del Tempio C2 (inizi IV sec. a.C.). Al di sotto è stata, tuttavia, individuata la fondazione del muro originario, contemporaneo all'area sacra del Tempio C1 (fondato alla metà del VI sec. a.C.) e legato ad un bastione aggettante all'interno delle mura, di cui dunque si dimostrava coevo. Il Temenos Circolare presentava, proprio davanti alla Porta Sud, un'apertura larga 3 m. La struttura era stata costruita sui resti rasati di un edificio (C8) di un certo impegno, già in parte identificato dalla missione britannica del Prof. Isserlin, con strutture orientate nord-sud, in uso tra VII e VI secolo a.C. Nel settore più orientale di questo edificio (un magazzino dell'iniziale stanziamento fenicio?), alle strutture rasate era sovrapposto uno strato di pareggiamento ricchissimo di carboni, cenere e resti di distruzione (interpretato come il risultato della distruzione della metà del VI secolo a.C.), sul quale sorgeva direttamente il filare inferiore di blocchi del Temenos Circolare.

Il Quartiere di Porta Sud e il saggio a sud-ovest del Kothon: l'iscrizione votiva greca
Il quinto settore dove si è lavorato nell'area sacra del Kothon è il Quartiere di Porta Sud, in particolare ai margini settentrionali ed orientali delle strutture arcaiche portate alla luce in questo punto di Mozia. Qui, dove era già stata individuata una serie di pozzi arcaici, ed una grande fornace successiva alla distruzione finale della città, sono stati esplorati i più antichi strati occupazionali risalenti all'VIII secolo a.C. Ad est, proprio lungo la linea di demarcazione tra le case del Quartiere di Porta Sud e l'area sacra, in una fossa votiva nello strato della rifondazione dell'area sacra, datato alla metà del VI secolo a.C., assieme con mandibole di ovino e altri reperti, è stata rinvenuta la metà superiore di un aryballos laconico riportante un'iscrizione greca sull'ansa letta come "sacro a ...".

3. Zona B - la grande arteria est-ovest e gli edifici ad essa prospicienti
Le attività nella Zona B (sui precedenti scavi in questo settore: Famà 2002, p. 28, fig. 24) hanno riguardato un lungo tratto dell'ampia strada est-ovest che traversava questa parte dell'isola, continuando lo scavo di un ampio edificio articolato su almeno cinque file di vani sull'asse nord-sud e con una corte, un pozzo quadrato e diverse altre installazioni idrauliche (tra cui una vasca quadrangolare e una canaletta connessa ad un pozzo nella strada). Sono stati portati alla luce ulteriori cinque vani dell'edificio (denominato "Casa del pozzo quadrato"), riconoscendo almeno due fasi principali d'uso e recuperando numerosi materiali relativi alla distruzione finale della fabbrica (louteria con bordo decorato, anfore greche). Ad ovest, è stata portata alla luce una porta larga 1,6 m, aperta verso una corte interna, nella quale si accumulavano resti architettonici (blocchi lavorati, un gocciolatoio, una lastra di copertura) pertinenti ad un edificio di un certo impegno.

4. Zona D - la "Casa del corno di conchiglia"
Nella Zona D, le pendici occidentali dell'acropoli, i lavori durante la XXX campagna (2010) sono stati concentrati nella esplorazione di due ambienti della "Casa del corno di conchiglia", al di sopra dei quali è stata individuata una fornace per la fusione del metallo ed altre installazioni (una canaletta e un pozzo), che testimonia ulteriormente l'impiego di questo settore dell'isola per attività produttive in scala ridotta durante il IV secolo a.C.

5. Zona Tofet - il limite meridionale del Santuario del Tofet
Uno dei temi della ricerca al Tofet, ripresa dal 2009 in occasione del restauro conservativo del Santuario per una sua migliore presentazione al pubblico da parte della Soprintendenza di Trapani (finanziata dalla Provincia di Trapani), è stato quello della definizione del limite meridionale del Santuario, segnato dal lunghissimo muro T1. Lungo questo muro, sono stati scavati sei ambienti, disposti trasversalmente rispetto ad esso, con una estensione nord-sud di più di 5 m. Sondaggi stratigrafici scavati nei vani e lungo le facce interne ed esterne del muro T1 hanno mostrato come questa struttura sia successiva alla Fase A distinta da A. Ciasca, indicando dunque un cambiamento del limite del campo di urne e stele avvenuto al momento della costruzione delle mura urbiche e della ripianificazione del Tofet. Due saggi di scavo sono stati, inoltre, aperti a sud-ovest e a sud-est, identificando nel primo una trincea di spoliazione e resti di strutture arcaiche, e nel secondo uno spazio di probabile destinazione cultuale, dove sono stati rinvenuti una lucerna e un kernos frammentario.

6. Restauro e riabilitazione
Come di consueto la Missione ha portato avanti le attività di restauro dei materiali destinati all'esposizione nel Museo Whitaker e dei monumenti per la loro conservazione ed pubblica fruizione. In particolare, con il contributo della Fondazione G. Whitaker, è stato completato il restauro del Tempio del Kothon, realizzato con tecniche reversibili e utilizzando materiali che rendono immediatamente leggibili le risarciture nelle strutture murarie (l'edificio è preservato con un alzato minimo tra 0,3 e 0,5 m). I pavimenti sono stati protetti con rete e brecciolino appositamente trattato, mentre le numerose installazioni cultuali sono state accuratamente restaurate preservandone lo stato al momento della messa in luce. L'area sacra del Kothon, all'interno del Temenos Circolare, è stata liberata in gran parte dalla vegetazione infestante, fatto che ha reso finalmente leggibile unitariamente anche per i visitatori l'ampio spazio del santuario con al centro la piscina sacra.

Bibliografia 2009-2010

L. Nigro, "Il corno di Tritone", in Archeo 306 (Agosto 2010), pp. 38-43.

L. Nigro, "Il Tempio del Kothon e le origini fenicie di Mozia", in A. Mastino - P.G. Spano - R. Zucca (a cura di), Naves Plenis Velis Euntes (Tharros Felix 3), Roma 2009, pp. 77-118.

L. Nigro, "Offerte e depositi votivi nel Santuario C3 del Kothon di Mozia nel IV secolo a.C.", in S. Fortunelli - C. Masseria (a cura di), Ceramica attica da santuari della Grecia, della Ionia e dell'Italia (Atti Convegno Internazionale Perugia 14-17 marzo 2007), Venosa (PZ) 2009, pp. 703-719.

L. Nigro, "Recenti scoperte dell'Università di Roma 'La Sapienza' a Mozia (2002-2006): il Tempio del Kothon, la «Casa del sacello domestico», il «Basamento meridionale» e la Fortezza Occidentale", in C. Ampolo (a cura di), Immagine e immagini della Sicilia e di altre isole del Mediterraneo antico, Vol. II. Atti delle seste giornate internazionali di studi sull'area elima e la Sicilia occidentale nel contesto mediterraneo. Erice 12-16 ottobre 2006, Pisa 2009, pp. 551-559.

L. Nigro, "Il Tempio del Kothon e il ruolo delle aree sacre nello sviluppo urbano di Mozia dall'VIII al IV secolo a.C.", S. Helas - D. Marzoli (Hrsg.), Phőnizisch und punisches Städtewesen. Akten der internationalen Tagung in Rom vom 21. bis 23. Februar 2007 (Iberia Archaeologica Band 13), Mainz am Rhein 2009, pp. 241-270.

L. Nigro, "Il cielo sopra Mozia", in Archeo 296 (ottobre 2009), pp. 36-49.