Obiettivi scientifici

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La strategia delle indagini archeologiche intraprese dalla Missione è stata determinata dagli obiettivi scientifici individuati congiuntamente con il Servizio Beni Archeologici della Soprintendenza di Trapani. Tre principali ambiti di ricerca sono stati ritenuti primari per il proseguimento delle ricerche a Mozia:

  1. indagine della struttura architettonica, funzione, stratigrafia e cronologia del bacino del Kothon;
  2. studio diacronico dell’abitato attraverso la realizzazione di una sequenza stratigrafica il più possibile completa tra l'Acropoli e la città bassa;
  3. studio della topografia urbana e del sistema di fortificazione con particolare attenzione all'articolazione planimetrica, la tecnica costruttiva e la cronologia delle diverse cinte di mura.

Al fine di perseguire gli obiettivi sopra elencati sono stati intrapresi scavi rispettivamente sui lati est, sud-est e nord-ovest del Kothon (Zona C), alle pendici sud-occidentali (Zona D) e sud-orientali (Zona B) dell'Acropoli, e in corrispondenza della Porta Ovest (Zona F).

Il primo obiettivo (Zona C) prevede lo scavo in estensione dei settori che fiancheggiano il Kothon, allo scopo di comprendere l'inserimento di questa imponente struttura nel tessuto urbano, in particolare in rapporto alla Porta Sud e all'asse viario centrale dell'isola, nonché lo studio delle fasi costruttive del bacino in relazione alle mura, nelle quali l'imboccatura del Kothon s'inserisce; lo studio sarà completato dal rilievo delle banchine e delle altre strutture semisommerse visibili nello specchio di Stagnone compreso tra la Porta Sud, l'imboccatura del Kothon e la grande torre sud-occidentale della città.

Il secondo obiettivo (Zone B e D) sarà perseguito profittando della pendenza del fianco sud-occidentale e sud-orientale dell'Acropoli, che, a causa del dilavamento e dell’erosione, porta ad affiorare nel settore inferiore, ai piedi del pendio, gli strati più profondi dell'abitato, sinora indagati in modo occasionale solamente sull'Acropoli (Zona E) e precedentemente nella stessa Zona B, nei quali si cela la storia più antica della città, al momento conosciuta invece prevalentemente nelle fasi stratigrafiche relative alla sua ultima occupazione, alla depredazione delle rovine dopo la violenta distruzione siracusana del 397 a.C. e nell'ampia riutilizzazione del corso del IV secolo a.C. Il programma delle indagini nella Zone B e D prevede, dunque, lo scavo in estensione di una porzione dell'abitato, al fine di delimitare la rete stradale, e poi il progressivo approfondimento del saggio, nei punti più favorevoli, in modo da ottenere su un'area relativamente estesa una sequenza stratigrafica che risalga sino alle fasi iniziali dell'occupazione fenicia di Mozia. Il tema centrale della ricerca a Mozia circa le origini della città, costantemente ricordato da Vincenzo Tusa, è ancora attuale sia per quanto concerne le modalità, sia per quanto riguarda la cronologia del primo stanziamento fenicio-punico nell'isola.

Il terzo obiettivo e i relativi scavi nella Zona F si inquadrano nell'ambito del più ampio programma di studio e pubblicazione definitiva degli scavi condotti da Antonia Ciasca alle fortificazioni, cui sono anche dedicate le campagne di studio condotte dalla Missione ogni primavera. La Porta Ovest, rivolta verso l'Isola Lunga e le Isole Egadi, si presta bene allo scopo perché inserita nel corpo delle mura e collegata ad una torre imponente che la affianca sul lato occidentale. Da essa, inoltre, si diparte un'arteria stradale radiale, la cui esplorazione può fornire ulteriori elementi sul sistema viario della città.

I tre obiettivi sopra indicati si inseriscono a loro volta nell'obiettivo ultimo della ricerca che è la ricostruzione diacronica su basi stratigrafiche dello sviluppo urbano di Mozia, dalla sua fondazione nell'VIII secolo a.C. alle sue successive trasformazioni, passando per la maggiore ricostruzione della seconda metà del VI secolo a.C., sino alla distruzione del 397 a.C. e alla rioccupazione industriale del IV secolo a.C. Lo studio dei due principali contesti moziesi dei quali è nota l'articolazione cronologica, grazie alle precedenti attività della Missione diretta da Antonia Ciasca, vale a dire il Tofet e le mura, per entrambi i quali è in corso la pubblicazione definitiva, è quindi parte integrante dei lavori della Missione, come pure lo sono le attività di prospezione geomagnetica per la definizione dei dati urbanistici e topografici e quelle di esplorazione sottomarina, per definire meglio i sistemi di accesso e circolazione nell'isola e l'articolazione delle principali funzioni pubbliche all'interno e all'esterno della città.

Un campo ritenuto decisivo ai fini del conseguimento dei risultati prefissati è quello della stratigrafia e della cronologia, per il quale Mozia offre notevoli possibilità, grazie alla presenza, in depositi stratificati, di materiali greci o sicelioti di datazione sufficientemente circoscritta. Non esiste a tutt'oggi una periodizzazione complessiva del sito, basata sulle sequenze stratigrafiche e costruttive delle numerose aree indagate dai diversi archeologi che vi hanno lavorato; ciò dipende dal fatto che nella maggioranza dei casi gli scavi hanno riguardato i settori, esplorati spesso in estensione, o dell'abitato – distrutti e abbandonati dopo il 397 a.C. – ovvero di aree pubbliche (il circuito delle mura, l'area industriale settentrionale) molto spesso rioccupate per attività prevalentemente – ma non solo – industriali nel corso del IV secolo a.C., senza spingersi in profondità: l'unica eccezione in questo senso è rappresentata da una serie di sondaggi condotti da Maria Luisa Famà in diversi punti dell'Acropoli, i quali hanno confermato le potenzialità di Mozia per l'indagine stratigrafico-cronologica. Le indicazioni preziose fornite dal Tofet e dalla necropoli restano isolate e non consentono ancora di stabilire una periodizzazione archeologica unitaria per l'intera isola, propedeutica alla ricostruzione completa della storia di Mozia, che si spinga oltre l'orizzonte ben noto della fine del V – inizi del IV secolo a.C. Questo, tuttavia, resta l'obiettivo strategico principale della nuova stagione di scavi della Missione della Sapienza e del Servizio Beni Archeologici della Soprintendenza di Trapani, nella consapevolezza che proprio la rigorosa tecnica stratigrafica in prospettiva storica ha caratterizzato la precedente fase delle ricerche mirabilmente condotta da Antonia Ciasca. I risultati conseguiti al Tofet e alle mura serviranno da solida base per il proseguimento dell’esplorazione e dello studio dell'antica città fenicia e punica, che appare ancora e sempre di più, per la sua configurazione, per lo stato di conservazione dei suoi monumenti e per la collocazione geografica e ambientale unica, uno dei più significativi centri fenicio-punici del Mediterraneo.

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