Metodo di scavo e convenzioni

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Lo scavo è preceduto da un'accurata pulizia delle aree prescelte che risultano infestate dalla vegetazione spontanea, la quale ha spesso procurato danni irreparabili alle strutture sepolte. Nelle aree di maggiore interesse si è poi proceduto alla prospezione con il georadar al fine d'individuare le evidenze più significative, la profondità dell'interro sopra al banco di roccia calcarea e anche la conformazione e lo spessore approssimativo degli strati.

L'area oggetto di scavo è stata delimitata basandosi sulla griglia di riferimento e risparmiando dei testimoni di un metro a cavallo della linea dei picchetti di cinque metri. Durante lo scavo tali testimoni sono stati mantenuti solamente su alcuni allineamenti ritenuti utili ai fini dello studio della stratigrafia, per essere in ogni caso scavati dopo aver eseguito la documentazione grafica delle relative sezioni e sempre prima della fine della campagna. Lo scavo è stato quindi condotto in "open area", seguendo scrupolosamente la sequenza stratigrafica dei depositi e delle strutture. L'analisi delle singole unità stratigrafiche, finalizzata alla ricostruzione storica, ha previsto, come di consueto, il raggruppamento di queste in attività e fasi, che sono state successivamente messe in relazione con i periodi del sito. Uno strumento aggiuntivo introdotto dalla Missione è la chiave stratigrafica, vale a dire la rappresentazione del diagramma delle relazioni stratigrafiche (matrix) in forma di tabella, in modo da facilitare la lettura delle attività, delle fasi e dei periodi in parallelo nelle diverse zone dello scavo.

I rilievi sono stati effettuati basandosi sulla griglia georeferenziata, procedendo con il metodo tradizionale su punti rilevati con la stazione totale. Le quote riportate sulla documentazione sono tutte assolute e si basano sul caposaldo dell'IGM localizzato sulla sommità della torretta di Villa Whitaker. I punti georeferenziati dell'IGM sono stati utilizzati anche come base per la realizzazione del Sistema Informativo Territoriale - Banca Dati MOTYA, nel quale sono integrati e interrelati informaticamente i dati raccolti in una serie di schede e documenti grafici dello scavo, elencati di seguito.

La documentazione prodotta dalla Missione sino alla pubblicazione preliminare e definitiva dei ritrovamenti, eseguita in conformità con la precedente documentazione degli scavi condotti da Antonia Ciasca e secondo le convenzioni della Soprintendenza di Trapani, è costituita da diversi elementi.

Il giornale di scavo di ciascuna Zona riporta la descrizione dettagliata delle operazioni di scavo, le motivazioni delle scelte operate nella rimozione degli strati e le interpretazioni preliminari dei ritrovamenti; inoltre serve da raccordo tra le diverse schede di documentazione dei reperti rinvenuti, tramite rimandi alle stesse, elenchi e concordanze tra le numerazioni dei reperti, dei frammenti ceramici e degli altri prelievi attribuite sullo scavo e quelle assegnate al momento della schedatura. Il giornale di scavo include l'elenco delle unità stratigrafiche con una descrizione sommaria, l'elenco dei reperti rinvenuti e della documentazione grafica redatta durante lo scavo; esso viene informatizzato come ipertesto per una consultazione rapida e serve da chiave d'accesso alla Banca Dati del Sistema Informativo Territoriale MOTYA.

Il registro degli oggetti raccoglie tutti i reperti non ceramici, che sono denominati convenzionalmente "oggetti"; a ciascun reperto viene attribuita una denominazione di scavo secondo lo schema M (= Mozia) D (Zona di provenienza) .02 (anno) .001 (numero progressivo all'interno della campagna; es: MD.02.001) e, successivamente, il numero progressivo dell'Inventario della Soprintendenza di Trapani. Nel registro vengono indicati tutti i dati riportati sulla targhetta che sin dal ritrovamento accompagna il reperto, la quale riporta l'anno, la Zona, il quadrato, la US, la quota assoluta e le coordinate spaziali del punto in cui esso è stato rinvenuto, nonché una sua sommaria descrizione.

Il quaderno della ceramica riporta l'elenco delle unità di levata (le cassette contenenti i materiali ceramici provenienti da ciascuna US), con indicazione dell'anno, della Zona, del quadrato, del giorno di stesura, descrizione, siglatura, disegno e fotografia della ceramica; il responsabile del Laboratorio Ceramica se ne serve per seguire le procedure di studio della ceramica rinvenuta e monitorare l'avanzamento dei lavori. I vasi interi o i frammenti ceramici vengono numerati sempre singolarmente; ciò significa che al numero della US (ad esempio MD.02.216 = Mozia, Zona D, Anno 2002, US.216) viene aggiunto un numero progressivo, nell'ordine stabilito dall'archeologo, che ha descritto e suddiviso in classi e produzioni il gruppo di frammenti ceramici provenienti da quella determinata US, preceduto da una sbarra (ad esempio MD.02.216/1).

Il quaderno dei prelievi elenca i prelievi di ossa umane, ossa animali, o frammenti lignei, carboni, semi, terreno, ecc. effettuati dalle singole US, con indicazione dell'anno, della Zona, del quadrato, del numero progressivo di prelievo, delle coordinate del punto di ritrovamento o del prelievo, della quota assoluta, dell'eventuale associazione con altri reperti o ritrovamenti; ciascuno di questi prelievi verrà schedato dallo specialista.

Sono in uso anche diversi tipi di schedatura: le schede di unità stratigrafica (US, USM, USR), conformi al modello in uso presso il Servizio Beni Archeologici della Soprintendenza di Trapani; le schede dei reperti (terrecotte, metalli, legni, ossi, avori, vetri, strumenti in pietra); le schede dei reperti ceramici; le schede dei reperti ossei animali; schede dei resti umani; le schede per le campionature di terreno; le schede per i campioni paleobotanici. Per convenzione il numero progressivo che identifica ciascuna unità stratigrafica nella documentazione è stato fatto precedere da una lettera che ne indica schematicamente la tipologia (es. L.1). Nelle descrizioni e nelle piante sono state adottate le seguenti abbreviazioni:

  • US = unità stratigrafica generica;
  • B = banchina, installazione, piattaforma;
  • C = canaletta, scolo;
  • D = deposizione, deposito votivo;
  • F = fossa, buca, taglio (per convenzione le fosse, salvo casi eccezionali, sono denominate secondo uno schema che attribuisce al taglio della fossa la lettera "b" dopo il numero di US e al riempimento della medesima la lettera "a", ad esempio: F.214b per il taglio ed US.214a per il riempimento della stessa fossa, in modo da rendere più immediato il riconoscimento della relazione esistente tra le due unità stratigrafiche);
  • FR = forno, tabūn, focolare, fornace;
  • L = locus, pavimento, piano di calpestio, battuto ma anche soglia, porta, passaggio e, in senso più esteso, ambiente (il nome dei pavimenti è stato utilizzato per estensione anche per indicare il nome degli ambienti in cui questi sono stati portati alla luce);
  • M = muro, struttura, basamento, fondazione;
  • P = pozzo, cisterna, vasca, piscina;
  • T = tomba.

La documentazione grafica e fotografica include: piante di strato (overlays) in scala 1:25; piante dettagliate di ritrovamento (ad esempio una deposizione) in scala 1:10; piante dettagliate di fase in scala 1:50; sezioni architettoniche in scala 1:25 e 1:50; sezioni stratigrafiche in scala 1:20; piante schematiche delle architetture per ciascuna fase in scala 1:100 e 1:200. Tutta la documentazione informatizzata viene riportata su supporti digitali e inserita nella Baca Dati MOTYA.

La documentazione fotografica dello scavo è stata arricchita dalla campagna di foto aeree di tutta l'isola svolta grazie alla collaborazione della vicina Base Aerea del 37° Stormo dell'Aeronautica Militare; le riprese fotografiche sono state effettuate in diversi periodi dell'anno per analizzare il terreno ed individuare i resti delle strutture più monumentali sepolte e per lo studio dell'urbanistica di Mozia.

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