Recenti scoperte della Missione

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Dopo nove anni d'interruzione (l'ultima campagna fu condotta da Antonia Ciasca nel 1993, né ve ne sono state altre di altre istituzioni), nell'anno 2002 le attività della Missione Archeologica a Mozia sono riprese per iniziativa congiunta della Sapienza Università di Roma (Facoltà di Filosofia, Lettere, Scienze Umanistiche, Studi Orientali, Dipartimento di Scienze dell'Antichità - Sezione di Orientalistica) e del Servizio Scavi della Soprintendenza Regionale ai Beni Culturali e Ambientali di Trapani, con l'intenzione di completare le ricerche intraprese e aprire nuovi importanti campi d'indagine.

Per prima cosa si è proceduto ad effettuare un nuovo rilievo topografico dell'isola e a fissare una griglia di riferimento complessiva (sinora non esistente a Mozia), al fine di disporre di una base per il Sistema Informativo Territoriale di Mozia, che è stato denominato MOTYA e che, allo stato attuale, rappresenta una banca dati complessiva dei ritrovamenti della Sapienza. Nel riprendere le attività sul campo la Missione si è prefissa tre obiettivi scientifici strategici: 1) chiarire la struttura architettonica, la funzione, la stratigrafia e la cronologia del Kothon; 2) ottenere una sequenza stratigrafica nell'abitato tramite lo scavo di una "step trench" sul fianco occidentale dell'Acropoli (in particolare da correlare alle sequenze già stabilite del Tofet e delle mura); 3) riprendere l'esplorazione archeologica delle mura nel settore occidentale dell'isola, in particolare presso la Porta Ovest (Zona F), in vista della pubblicazione definitiva del sistema difensivo, già ampiamente indagato nella regione orientale dell'isola da Antonia Ciasca. In conseguenza sono stati individuati tre diversi cantieri di scavo, rispettivamente la Zona C, localizzata sul lato orientale del Kothon; la Zona D, sulle pendici occidentali dell'Acropoli e la Zona F, in corrispondenza della Porta Ovest.

I lavori sono condotti da un'équipe di archeologi, affiancati da diversi specialisti, tra cui un restauratore dell'Istituto Centrale per il Restauro, cui si aggiungono ogni anno numerosi studenti del curriculum orientale del corso di laurea in Scienze Archeologiche, oltre agli esperti operai locali. La Missione è strutturata in sei gruppi di lavoro: uno per ciascun cantiere di scavo più uno per il Laboratorio Ceramica ed uno per il Laboratorio Reperti. Tutti i materiali vengono restaurati in maniera preliminare, disegnati, fotografati e schedati nel sistema informatico durante lo scavo, nonché collocati nei magazzini. Ai succitati gruppi di lavoro, tutti integrati nelle attività della Missione, si affiancano inoltre i volontari del Gruppo Archeologico del Dopolavoro Ferroviario di Roma, diretti da Marino Giorgetti e dalla dott.ssa Francesca Ventre, i quali sono stati impiegati, con grande profitto, per la pulizia dei cantieri e la liberazione dalla vegetazione infestante delle aree di scavo. Un fondamentale sostegno alla Missione è offerto dalla Fondazione "Giuseppe Whitaker", che ha messo a disposizione non solamente la tradizionale Casa delle Missioni Archeologiche, ma anche una serie di spazi aggiuntivi per i laboratori tecnici e gli studenti; ciò ha reso possibile completare i lavori di restauro, documentazione e schedatura dei materiali in loco. Le attività di ricerca e di scavo sono state finanziate dalla Sapienza Università di Roma, con un contributo per la campagna 2003 della Banca d'Italia e dalla Fondazione Banco di Sicilia.

Come ogni missione che si ponga in una prospettiva pluriennale, la Missione Archeologica a Mozia ha dato avvio ad un progetto di banca dati informatizzata su base territoriale denominata MOTYA, nella quale tutta la documentazione di scavo (piante, sezioni, overlays, disegni, fotografie) viene resa disponibile a molteplici analisi, includendo tutte le diverse schede specifiche utilizzate per gli strati e i ritrovamenti (schede US, USM, USR, reperti, ceramica, ossa animali, resti lignei, frammenti architettonici, reperti malacologici, resti umani, ecc.). Al centro del sistema, sia nella versione informatizzata, che nella prassi sul campo sono due strumenti fondamentali: il giornale di scavo e la scheda di unità stratigrafica.

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