Tempio del Kothon

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Per gli aggiornamenti dall'ultima campagna di scavi è disponibile il Fast Report 2010.

Sulla sponda orientale del bacino artificiale detto Kothon è stata portata alla luce un'ampia area sacra, comprendente un tempio e una serie di strutture accessorie, sviluppatasi dall'VIII sec. a.C. in poi. Sono state riconosciute quattro fabbriche architettoniche sovrapposte in ordine cronologico: l'Edificio C5 della fase 7, probabilmente il primo tempio eretto in questo settore dell'isola nell'VIII sec. a.C. e rimasto in uso fino al VI sec. a.C.; il Tempio C1 della fase 5, fondato alla metà del VI e in uso fino agli inizi del V sec. a.C.; il Tempio C2 della fase 4, in uso nel V sec. a.C. e distrutto nel 397 a.C. dai Siracusani; infine il Santuario C3 della fase 3, un'area di culto a cielo aperto ricostruita sulle rovine del tempio precedente ed utilizzata per tutto il IV sec. a.C.

Tempio C5 (VIII-VII sec. a.C.)

Il primo edificio di culto è stato finora individuato solo in una serie di sondaggi e laddove le strutture delle fabbriche precedenti erano distrutte o in cattivo stato di conservazione, come nella navata occidentale del Tempio C1. Il materiale ceramico rinvenuto al suo interno comprende una brocchetta askoide nuragica, che risale alla prima metà dell'VIII sec. a.C., frammenti in Red Slip di cronologia coeva, e – dagli strati superiori – alcuni frammenti di kotylai protocorinzie. La pianta del Tempio C5 è simile a quella delle fabbriche successive, come suggerito dal muro settentrionale visibile sotto quello del Tempio C1 e dal muro M.5, con due navate laterali giustapposte ad un nucleo centrale quadrangolare tripartito in senso est/ovest, seguendo il modulo planimetrico del cosiddetto "Four Room Building", tipologia classica nel Levante durante il Ferro II. Nel settore nord-orientale dell'edificio è stato individuato un altare rettangolare davanti ad una piccola stele e un eschara con all'interno resti di offerte combuste, adiacente al quale era una imboccatura imbutiforme o mundus, dove venivano versate offerte liquide. Si trattava di uno dei luoghi del Tempio nel quale era consentita una relazione con il mondo sotterraneo. Nella navata sud-orientale è stata messa in luce una porzione di lastricato con piccoli fori contenenti resti di carboni e ceneri, forse connessi con altre pratiche cultuali. Alla metà del VI sec. a.C. il Tempio 5, come molti altri edifici di Mozia, venne completamente distrutto (Fase 6). Arredi e materiale cultuale provenienti dallo stesso vennero deposti – 2 m circa a nord del muro settentrionale – in una favissa larga 5 m. Il riempimento della favissa F.1680 ha restituito kotylai protocorinzie, diverse coppe ioniche, alcuni contenenti offerte (ossa animali e vaghi di bronzo), frammenti di stele non decorate, ed un frammento di un dinos a figure nere.

L'area sacra del Kothon e la ricostruzione della metà del VI sec. a.C.

Dopo la distruzione alla metà del VI sec. a.C., le rovine del Tempio C5 furono livellate con uno strato di cenere spesso 0,3 m (Fase 6) e l'intera area venne ricostruita secondo un progetto complessivo che includeva un nuovo tempio (Tempio C1), una piscina sacra rettangolare (denominata "Kothon" nella letteratura archeologica) che raccoglieva l'acqua affiorante della falda e un secondo edificio religioso (Sacello C4) a nord del precedente. Un Temenos circolare circondava l'intera area terminando, ad est, su entrambi i lati del Tempio C1. Il progetto era basato sul rettangolo ottenuto proiettando la diagonale del quadrato costruito sul lato breve del rettangolo stesso. Una banchina e un condotto sotterraneo, sul lato orientale del bacino, mettevano le due strutture in relazione. La piscina rettangolare era in parte scavata nella roccia e nel paleosuolo marnoso dell'isola, e i suoi lati erano delimitati da due a cinque corsi di blocchi ashlar di calcarenite. Misura 36,75 x 51,97 m pari a 70 x 99 cubiti (1 cubito = 0,525 m). La diagonale principale era allineata sull'asse nord-sud e pressappoco al centro del lato nord-orientale della piscina una serie di blocchi aggettavano sul bacino. Questa disposizione architettonica non può essere spiegata come un attracco, mentre mostra interessanti paralleli con la piattaforma aggettante della piscina sacra di Amrit nella Siria settentrionale, un complesso religioso pressappoco coevo (seconda metà del VI sec. a.C.) e molto simile a quello di Mozia.

Tempio C1 (seconda metà del VI – primi decenni del V sec. a.C.)

Il Tempio del Kothon venne ricostruito secondo una pianta nuovamente aderente al modulo del "Four Room Building", con il lato lungo orientato pressappoco in senso est-ovest (110°-200°), in una forma monumentale. Il settore centrale include tre unità parallele, fiancheggiate su entrambi i lati da una navata trasversale. L'ingresso principale, posizionato sul lato meridionale dell'edificio, con una soglia larga 2,8 m, era incorniciato da una coppia di pilastri sormontati da capitelli eolici, con una gola egizia poggiata sopra l'architrave e coronata da una cornice a doppia modanatura. Su entrambi i lati dell'ingresso erano due pilastrini, addossati internamente alle ante, privi di qualsiasi funzione strutturale, e che devono essere considerati una rielaborazione punica di un classico apprestamento dei templi prima cananei e poi fenici. Il vestibolo introduceva in una corte rettangolare, dove erano disposte una serie di installazioni cultuali: un pozzo sacro, con una vera quadrata (con gli angoli orientati secondo i punti cardinali), un obelisco, eretto dietro il pozzo, e due stele, tutti e tre allineati lungo l'asse mediano della corte. Tutti i monumenti erano connessi con o incorporavano fori per libagioni. Dai fori posti ai piedi dell'obelisco una canaletta correva sotto la pavimentazione emergendo sulla banchina in direzione del Kothon. Due serie di pilastri separavano la corte centrale da due ambienti del culto. In quello settentrionale (la cella), una piattaforma nella parte orientale sostituiva l'altare del Tempio C5. Due navate trasversali completavano l'edificio sacro. Quella occidentale aveva una pavimentazione lastricata e si apriva verso la banchina del Kothon, mentre quella orientale, aveva tre stele allineate lungo l'asse nord-sud e si apriva ad est mediante due porte simmetriche.

Il Temenos circolare (seconda metà del VI sec. - primi decenni del V sec. a.C.)

Il Temenos circolare venne costruito insieme al Kothon e al Tempio C1 alla metà del VI sec. a.C. Aveva un diametro di 118 m, ed è stato messo in luce quasi interamente, con l'eccezione del tratto sud-occidentale della circonferenza. Gli scavi nella Zona C sud e C nord hanno dimostrato che i resti visibili del Temenos circolare includono almeno due fasi architettoniche sovrapposte. La più antica struttura (M.2703) era realizzata con pietre di calcarenite di piccola e media pezzatura e piedritti di arenaria disposti ad intervalli pressappoco regolari. Il Temenos circolare era largo 0,7-0,8 m circa, raggiungendo uno spessore di 1,4 m in corrispondenza dei segmenti prossimi ai lati nord e sud del tempio. Questa parte della struttura era anche quella realizzata con la tecnica più accurata, con blocchi di grandi dimensioni nei filari inferiori del lato esterno e blocchi di arenaria e piedritti ad intervalli regolari. Nell'area a nord del Tempio C1, il Temenos aveva un'apertura larga 5 m, dovuta alla presenza di un edificio sacro, il Sacello C4, con una nicchia centrale e due ante (questo edificio probabilmente era la ricostruzione di una struttura precedente – il Sacello C6 – contemporaneo e allineato con il Tempio C5). Nell'area ad ovest del Kothon, il Temenos piegava decisamente in direzione della piscina, probabilmente per la presenza di un altro ingresso al recinto sacro.

Il Tempio C2 (480-397 a.C.) ed il Temenos circolare

Nella fase successiva il Tempio C2 venne ricostruito subendo importanti modifiche. Le due navate aperte verso la corte vennero chiuse e quella settentrionale fu riconfigurata come una vera e propria cella con un adyton rialzato; i due orifizi per libagioni furono così obliterati. Diversamente sul lato meridionale della corte venne delimitata una seconda cella, dotata – nel pavimento – di un apprestamento atto a versare, con l'aiuto di un collo di anfora, liquidi nel sottosuolo. La navata occidentale venne ripavimentata e all'estremità settentrionale fu realizzato un ulteriore apprestamento cultuale composto da un basso podio fronteggiato da una serie di fondi di brocca inseriti nella nuova pavimentazione, atti a versare profumi. Anche la navata orientale subì una generale ripavimentazione e lo spostamento di alcuni apprestamenti come il palo fissato di fronte alla stele settentrionale. Gli interventi più significativi interessarono la corte centrale, che venne separata più nettamente dalle due celle, settentrionale e meridionale, ma rimase il fulcro della pratica religiosa nell'edificio, come indica la risistemazione delle diverse installazioni tutte organizzate lungo l'asse mediano maggiore del tempio sulla direttrice dei 110°. Da ovest ad est, ossia dal lato più prossimo al Kothon verso quello che sembra essere il lato di fondo dello spazio aperto (analogamente a quando riscontrato nell'adiacente cella principale), si succedevano: il pozzo sacro, con l'imboccatura aperta alla quota pavimentale, costituita da grandi lastre di calcare; una piccola piattaforma con addossato un betilo-obelisco (rinvenuto spezzato e deposto in una grande favissa di blocchi scavata subito a ridosso del muro settentrionale del tempio stesso), con due incavi scavati sulla faccia ovest della parte inferiore e uno, più in alto, sulla faccia est; una seconda piattaforma quadrata costruita in modo da essere allineata all'obelisco e da includere un orifizio per libagioni sul lato nord e, nell'angolo sud-orientale, la stele-betilo a sezione quadrangolare già in uso dalla fase precedente; un podio addossato al muro est della corte, con a lato un settore rialzato della pavimentazione, forse l'alloggiamento per un tronetto o un seggio. Il betilo-obelisco e il sottostante pozzo sacro erano collegati, a livello sottopavimentale, da un condotto che si dipartiva dal piede occidentale dell'obelisco (con i due incavi affiancati) e, traversando la navata occidentale del tempio, si dirigeva verso la banchina del Kothon, riemergendo in superficie in forma di canale scavato in blocchi calcarenitici. Altri blocchi probabilmente appartenuti al canale erano stati già individuati nel tratto più occidentale della banchina, ampiamente depredato in antico.

Santuario C3 (IV sec. a.C.)

Con la violenta distruzione seguita all'assedio siracusano del 397/6 a.C., il Tempio del Kothon fu ridotto ad un cumulo di rovine e le installazioni e gli arredi sacri al suo interno vennero in gran parte dispersi. Tuttavia, dopo un breve intervallo, la città fu rioccupata e l'area del tempio venne accuratamente ripulita; i resti dell'edificio vennero smontati con religiosa cura e, quando possibile, riutilizzati per realizzare un'area di culto a cielo aperto, denominata Santuario C3. Una serie di elementi più significativi, come l'obelisco che sorgeva al centro della corte del tempio precedente di fronte al pozzo sacro, un altro betilo eretto nella navata orientale e alcune lastre connesse con le installazioni di culto furono sepolti in una grande favissa (F.864) costituita da una fossa semicircolare di circa 4 m di diametro, nella quale betili/obelischi, basi e piedritti divelti dal tempio furono disposti a semicerchio in file sovrapposte digradanti, con al centro la base e la cuspide dell’obelisco spezzato. La favissa fu allineata con l'ingresso principale del tempio precedente, la cui soglia (L.1) fu conservata a vista, evidentemente come memoria della continuità del luogo di culto. Il Santuario C3 fu delimitato attraverso l'erezione di un temenos, costituito in parte da un muretto in pietra (a sud), in parte dall'allineamento di una serie di lastre e blocchi appartenuti alle fondazioni del Tempio del Kothon (a ovest), in parte dall'accumulo di altri materiali di risulta inglobati in una costruzione in pani d'argilla (a nord-est). Una serie di depositi era associata ad alcuni tratti del muretto del temenos, specie lungo il perimetro orientale del santuario. All'interno dell'area sacra a cielo aperto furono erette diverse installazioni destinate al culto mantenendo parzialmente la suddivisione spaziale delle precedenti navate del Tempio C2. Lo spazio sacro fu, inoltre, disseminato di depositi votivi, distinguibili in due categorie: depositi effettuati contestualmente alla erezione delle installazioni di culto (altari, piattaforme, bothroi e muretti divisori) e depositi risultanti dall'effettuazione di libagioni o offerte nelle suddette installazioni, concentrati all'interno di un campo deposizionale circoscritto all'area della cella e dell'adyton del tempio precedente.

Bibliografia:

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